Forte come un pugno nello stomaco. Potente come la rabbia. Pieno di tenerezza come la carezza di una madre e l’abbraccio di un padre. Coraggioso come chi sa dare il perdono. Questo è stato l’incontro dei ragazzi dell' Istituto “Alessandrini” di Teramo diretto dalla sempre attiva professoressa Manuela Divisi che oggi hanno incontrato Pinuccio Fazio il genitore di Michele Fazio, vittima innocente di mafia assassinato 22 anni fa a Bari vecchia come terzo dei diciotto incontri della rassegna "Facciamo memoria" organizzati dal Premio Borsellino, che prevede al termine dell'incontro la consegna alle scuole de "l'Albero Falcone" , momento che è sempre di sentita riflessione collettiva.

Alla presenza del Tenente colonnello Luigi Vaglio comandante della compagnia carabinieri di Teramo, guidati dalla brava Francesca Martinelli questo incontro di oggi è stato particolarmente significativo per i giovani studenti, frutto delle riflessioni di Pino Fazio davvero significative. Alla parola “mafia” e lotta alla legalità abbiniamo di solito emozioni di tristezza e preoccupazione, dovute alla tragicità delle vicende. Queste testimonianze devono servirci, invece, a motivarci spingendoci a vedere la prospettiva della speranza come via percorribile. È questa la potenza delle storie, soprattutto quando queste vengono condivise con tanta passione, forza, amore puro per l’altro diventando così prezioso patrimonio comune. Forse è proprio questo che rende il racconto di Pinuccio un racconto potente: la capacità di attivare, di rendere possibili meccanismi razionalmente e umanamente impensabili, come il perdono per l’assassino del proprio figlio. Tanti sono gli stralci della testimonianza ad aver fatto sgranare e inumidire gli occhi all’uditorio riunitosi nell auditorium . I circa 250 studenti, i docenti, la Dirigente, sono rimasti muti in un silenzio rispettoso, quasi sacrale. I sogni di un ragazzo buono spezzati per errore da altri ragazzi suoi coetanei in anni in cui a Bari vecchia tutti “si facevano i fatti propri”.

Perdendo tragicamente un figlio, Pino capisce sulla sua pelle che l’omertà non era la via giusta. «Dopo l’uccisione di mio figlio Michele abbiamo capito che non possiamo restare estranei a ciò che riguarda il rispetto delle leggi, la capacità di cambiare il presente e costruire il futuro… la strada ci riguarda, la vita tutta ci riguarda. Il presente e il futuro urlano il bisogno di mani oneste e di vite trasparenti che costruiscono una vita nuova e migliore». Queste le parole che Pinuccio ha consegnato ai ragazzi . Un impegno già condiviso con gli studenti di altre scuole e che diventa impegno per le giovani generazioni di questa città.

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