Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet scriveva " Non sono d'accordo con te ma difenderò fino alla fine il tuo diritto di parlare"
Senza infingimenti, resto basito e mi vergogno non poco, per il divieto imposto a Gianni Alemanno di presentare al Salone del Libro un’opera che racconta la realtà del carcere, il disagio umano e sociale vissuto dietro le sbarre. Si può essere d’accordo o meno con le idee, con il percorso politico o personale di un autore ma impedire la presentazione di un libro significa colpire il principio stesso del confronto, della libertà di espressione e del valore culturale del dibattito. Un Salone del Libro dovrebbe essere il luogo dove le idee si ascoltano, si discutono e si contestano, non dove vengono silenziate preventivamente.
La cultura non può diventare terreno di censura selettiva. Raccontare il carcere, le sue contraddizioni e le sofferenze che produce, non dovrebbe mai essere considerato un tema proibito. Difendere la libertà di parola vale soprattutto quando riguarda voci scomode. Ammesso che poi lo siano. Ma la cultura in Italia è ad appannaggio dei FiFi’. Ossia i finti moralisti che nella vita privata sono dei porci Vergogna. La vita carceraria e la funzione della pena dovrebbe essere quantomeno approfondita ed i suoi racconti raccolti in un libro poteva essere un’altra occasione È ancora più grave se si considera che nell’ultimo anno ha raccontato in modo dettagliato le sofferenze patite da tanti carcerati rappresentando a volte l’unica voce in grado di tenere viva l’attenzione su una condizione che nel nostro Paese è drammatica Perché sbalordirsi ? Qui non si censura il tema trattato dal libro ma il suo autore e ripeto dov'è la novità? sono anni che a esponenti di destra o comunque di idee non allineate alla sinistra viene impedito di parlare in questi contesti e non solo palesando in questo modo a tutti chi sono quelli ottusi e illiberali.
Ma mi domando che cosa temono ? Che ascoltando altre opinioni la gente ricominci ad usare la propria testa ?Nel nostro Paese a noi ci stanno togliendo tutti i ns diritti anche quello di scrivere le sofferenze subite in un contesto statale. Il racconto dovrebbe far migliora la vita di queste perdone, Si hanno sbagliato e devono espiare la loro pena ma con dignitave no uscire piu' incattiviti. Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla fine il tuo pensiero